Sto per diventare un uomo libero

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Sono migrato a ottobre 2013. A mare si fa la morte dei topi, come sotto le bombe. Anche se è vostro quel mare, coi polmoni, ce lo siamo bevuto noi. La prima Europa che ho visto dall’Africa si chiamava Lampedusa. Adesso i giorni da cane sono finiti: finite le false accoglienze, le fughe, il disprezzo, la fame. Il nuovo contorno della mia anima è quello di una barca sfondata dalle onde, ma con quell’anima a terra ho proseguito il viaggio da allora. Abbandonata l’isola, mi hanno lasciato scappare, prima che mi prendessero le impronte digitali che mi avrebbero condannato a rimanere per sempre in Italia. Le impronte sono come le manette ai polsi. Non lo sai, ma sei in cella. Io sono uno che se piega la schiena, è solo per raccogliere frutta. Per il resto del tempo sono come il mio popolo, che anche sotto le bombe la mantiene dritta. Dalla Sicilia ho preso un treno verso Milano. Da Milano ho proseguito sempre più a Nord. Era l’Europa che volevo e ora ce l’ho. Sono arrivato insieme a cento in Norvegia. Qui il mondo non ha bisogno di aspettare domani per avere la pelle mista. Qui gli anni che verranno per me non sono più ipotesi. Qui ho diritto all’asilo politico. Io sto per diventare un uomo libero. Questa foto è stata scattata e spedita da un migrante arrivato nell’ottobre 2013 a Lampedusa che si trova ora in Scandinavia.

Testo di Michela A.G. Iaccarino / Fabrica.