Quella notte del 3 ottobre. Il naufragio raccontato da un sopravvissuto

Dalla Libia Dalla Libia

Siamo partiti dalla Libia il giorno 2 ottobre, a mezzanotte, e abbiamo attraversato il Mediterraneo. Il viaggio è durato 24 ore, e dopo siamo arrivati alla costa di Lampedusa, a circa 800-900 metri dalla costa. Abbiamo aspettato perché qualcuno venisse a salvarci, per avere il permesso, lo aspettavamo, ma purtroppo alle 3, eravamo ancora lì, eravamo arrivati alla costa alle 2. E’ stato allora che si sono avvicinate due barche. La più grande delle due si è avvicinata e ha cominciato a girarci attorno, senza gridare niente, hanno semplicemente discusso tra di loro – non so di che cosa parlassero -  poi ci hanno lasciati. C’era chi nella nostra barca li ha identificati come la Guardia, per il colore bianco dello scafo e una parte rossa, e noi abbiamo continuato a sperare che venissero gli aiuti, e tutti dicevano, vedrete che ci hanno visti, adesso torneranno e ci aiuteranno, nessun problema. Abbiamo detto così tra di noi.

Ma per nostra sfortuna, dopo due ore è accaduto il peggio. La barca ha cominciato a riempirsi d’acqua, ci è venuta una grande paura che la barca si riempisse d’acqua, così abbiamo cercato di accendere qualcosa da usare come segnale per chiamare aiuto, perché non veniva nessuno ad aiutarci.

Allora uno degli uomini, il capitano della barca, ha avuto l’idea di inzuppare una coperta di benzina e accenderla come segnale. Ma non appena accesa la coperta è divampata una grande fiamma: tutti a bordo credevano che il fuoco venisse dalla barca, che si fosse incendiata, quindi ci siamo spostati dal lato destro a quello sinistro. In cinque secondi la barca si era già rovesciata e finita sotto acqua. Abbiamo gridato e gridato ma non c’era nessuno che potesse aiutarci. Così ci siamo messi a nuotare.

Abbiamo nuotato per quattro ore, quattro e mezzo, cinque ore, sempre senza vedere mai nessuno, finché attorno alle 7 e mezzo sono arrivati il signor Vito, un pescatore, e i suoi amici, e ci hanno visti, hanno sentito le nostre grida: “Aiutateci, Aiutateci!”. Così hanno cominciato a tirarci fuori dall’acqua, ci hanno salvati in 47. E anche il signor Vito ha chiamato la polizia, e ha chiesto, perché, ha detto, ci sono voluti cinquanta minuti per arrivare fin qui, anche il signor Vito gliel’ha chiesto. Io non so perché.

E’ questa la ragione per cui i miei compagni hanno dovuto nuotare per tre ore, perché non hanno avuto nessun supporto dall’Esercito, sono annegati, sono morti. Questo è stato orribile, e qui non c’è nessun sostegno per noi, non c’è niente per noi qui, nessun aiuto, nessuna clinica, nessun aiuto medico, non so perché, molte persone avrebbero bisogno di cure, soffrono di malattie, chiedono di essere portati in ospedale, ma niente.