Faustin, abbandonato a 7 anni con una gamba in cancrena

Faustin aveva solo sette anni quando nel luglio del 2013 è stato abbandonato di fronte all’ospedale di Lilongwe, capitale del Malawi. Il bambino, che mostrava evidenti segni di maltrattamento, era in condizioni di salute critiche, soprattutto per un’avanzata cancrena a una gamba che i medici hanno dovuto amputare per salvargli la vita. La storia di Faustin raccontata per giorni dalle radio locali non è passata inosservata allo staff dell’UNHCR, che ha immediatamente raggiunto il bambino per cercare di ricostruirne la storia e per aiutarlo a muovere i suoi primi passi verso il futuro.

Faustin è nato nella repubblica democratica del Congo, nella tormentata provincia del North Kivu. Nel 2011, in seguito all’uccisione dei suoi genitori, viene condotto in Malawi da suo zio che si rivela ben presto un carceriere invece che un familiare sul quale contare per avere affetto e protezione. Durante il tempo della sua “prigionia”, a Faustin viene negata la possibilità di frequentare una scuola e nelle mani dei suoi aguzzini diventa un servo da utilizzare a piacimento, talvolta gli viene persino rifiutato un pasto e le percosse sono all’ordine del giorno.

Nonostante Faustin sia solo un bambino, decide che è tempo di provare a fuggire, ma avvistato dai vicini di casa viene bloccato e restituito agli zii. Il suo gesto gli vale l’ultimo doloroso abuso, un cavo di metallo stretto alla caviglia per impedirgli di fuggire ancora, un cavo troppo stretto che ben presto gli danneggia irrimediabilmente la gamba. Forse sono state le condizioni di salute del bambino che hanno allarmato i suoi “guardiani”, che dopo averlo abbandonato davanti al Nkhoma Hospital hanno tempestivamente lasciato il paese dirigendosi verso il Mozambico.

I mesi passati da Faustin allo Nkhoma Hospital non hanno solo alleviato le sue sofferenze fisiche ma lo hanno anche aiutato a ristabilire un contatto sano con il mondo degli adulti. Il bambino, riferisce lo staff ospedaliero, ha una grande carica di vitalità e, se non fosse per gli evidenti “segni” che porta sul suo corpo, sarebbe difficile immaginare i traumi e la perdita che ha subito.

Alla fine del 2013, una buona notizia ridà speranza al futuro di Faustin e a quanti hanno seguito con partecipazione la sua drammatica storia: il bambino viene inserito in un programma di ricollocamento negli Stati Uniti destinato ai minori non accompagnati che provvederà ad affidare Faustin a una famiglia che possa accudirlo e soprattutto amarlo. Per Faustin è come un sogno che si avvera, nei lunghi mesi passati in ospedale la sua richiesta più frequente era stata semplice e commovente “voglio una nuova casa e una nuova mamma”.

Era una vera e propria folla quella che ha accompagnato Faustin all’aeroporto il giorno della partenza, c’erano alcuni membri dello staff dell’UNHCR e poi medici e infermieri che lo avevano seguito nei mesi precedenti. Il primario dell’ospedale che gli ha augurato una brillante carriera scolastica non ha considerato quanto fossero diversi i sogni di un bambino: “In America ci sono tanti giocattoli?” ha domandato Faustin ai suoi accompagnatori e in questa domanda c’è la conferma che nonostante la durezza che la vita gli ha riservato il piccolo ha conservato almeno un pezzetto della sua preziosa ingenuità.

Oggi Faustin vive negli Stati Uniti d’America e ha trovato la sua nuova mamma. Il Malawy ospita circa 17.000 tra rifugiati e richiedenti asilo. La maggior parte di loro proviene dalla Repubblica democratica del Congo.