Fabrica lancia Sciabica

All’indomani dell’ennesima tragedia nel canale di Sicilia, Fabrica lancia Sciabica, la rete digitale che raccoglie le voci e le immagini dei protagonisti di questa storia.

Nel canale di Sicilia nella notte del 3 ottobre sono morte quasi quattrocento persone. Decine di altre sono disperse. Prime pagine. Copertine. Titoli di testa. Approfondimenti televisivi. Per qualche giorno. Poi lentamente, come la marea quando si ritira, gli aggiornamenti si fanno più sommessi, le voci meno gridate. A due settimane dal naufragio, le vittime sono state sepolte di soppiatto. I sopravvissuti sono stipati nei centri di accoglienza. I lampedusani raccolgono i resti.

Sciabica è una parola di origine araba e significa rete da pesca. Per Fabrica, Sciabica è la rete gettata a raccogliere ora, dopo il clamore mediatico, le storie di chi rimane. I tempi di queste storie sono lenti, non combaciano con quelli serrati della cronaca. Sono i tempi di chi continua a vivere qui, ora che i riflettori sono spenti, e cerca di mettere ordine: in mare, per strada, nel proprio animo.

Sciabica è una piattaforma digitale che accoglie il grido di protesta o il moto di solidarietà della vita che continua. Pizzini digitali, versione contemporanea dei siciliani pizzini di carta, popolano Sciabica con le foto e i racconti degli uomini di mare di Lampedusa che hanno soccorso i naufraghi: Costantino, che con la sua barchetta “Nika” (“piccola”) ha salvato 18 disperati; o Vito, che ne ha tirati su finché la sua barca ha iniziato ad ondeggiare e ora i profughi lo chiamano “papà”. Ci sono anche le storie dei sopravvissuti che dal centro di accoglienza raccontano l’orrore che hanno vissuto; tutti, lampedusani e profughi, indicano nel pizzino il destinatario a cui Fabrica farà pervenire il loro messaggio. Su Sciabica ognuno di noi può condividere e partecipare alla discussione tramite i social network.