In fuga dallo Zimbawe: “Con lo status di rifugiata mi hanno restituito la vita”

Chenzira è originaria dello Zimbawe, nel suo paese era un’insegnante. Quando l’istituto caritatevole nel quale lavorava è stato dichiarato “non gradito” dal regime, Chenzira è diventata un nemico politico del suo paese ed è stata costretta a fuggire per salvarsi la vita.

“Mi sono messa in viaggio senza sapere dove stavo andando né chi avesse potuto aiutarmi. Ho deciso di provarci comunque perché l’alternativa era di aspettare il momento in cui mi avrebbero ucciso. La maggior parte del tempo ho viaggiato a piedi, evitando le strade principali e resistendo alla tentazione di usare troppo spesso gli autobus. Quando sono arrivata in un piccolo villaggio a ridosso del confine ho pensato di muovermi verso la città più vicina, dove, avevo saputo, sarebbe stato possibile unirmi a un gruppo che, come me, cercava di lasciare l’Africa. Dovevo andare fuori dal continente, il governo dello Zimbawe ha buone relazioni con molti stati africani e io non potevo fidarmi di nessun governo, di nessuna autorità”

Appena arrivata in città Chenzira viene avvicinata da alcuni “agenti” che si occupano di aiutare le persone che, come lei, intendono uscire illegalmente dal paese. Il viaggio per l’Europa costa e bisogna farlo “al buio” perché non c’è possibilità di scegliere, né di sapere, la destinazione finale.

“Durante il viaggio diventi vittima ancora una volta, gli “agenti” possono aiutarti ma alle loro condizioni. Non ci è stato chiesto se volessimo andare in Francia, nel Regno Unito o in Olanda, tutto veniva deciso dai trafficanti in virtù del loro giro d’affari.

Io sono arrivata in Inghilterra, mi hanno scaricata vicino a una stazione degli autobus. Non mi fidavo più di nessuno, così per i primi due giorni sono rimasta lì, a dormire sotto un ponte, senza soldi, senza cibo. Il secondo giorno ho conosciuto alcune persone che andavano verso Tesco, due donne divisero il loro cibo con me, mi aiutarono e mi presentarono a una famiglia che mi ospitò per qualche tempo.”

Chenzira trascorre nella sua nuova, provvisoria casa alcune settimane. In questo tempo le vengono fornite cure, cibo e vestiti ma soprattutto le viene dato il tempo per ritrovare la sua fiducia, perché non è facile credere ancora che qualcuno possa aiutarla a ricominciare una vita, a progettare di nuovo il futuro.

“A quel tempo non avevo idea di cosa fosse l’asilo politico e mi sentivo a disagio a dover raccontare agli ufficiali dell’ufficio immigrazione tutto quello che mi era capitato. Mi è stato chiesto più volte se avevo pianificato di venire nel Regno Unito, ma io, cercavo di spiegare, non avevo pianificato niente, ero scappata dall’Africa per salvare la mia vita. Alcuni funzionari credono che tu voglia approfittare del sistema di asilo, ma io stavo solo chiedendo aiuto e ti ferisce sapere che credono tu stia mentendo. Quando ho ottenuto lo status di rifugiata ho sentito che mi veniva restituita la mia vita. Sono libera, se ho bisogno di aiuto so a chi posso rivolgermi, ma la mia vita è nelle mie mani. Io so che cosa voglio e so che sono in grado di ottenerlo. Adesso guardo avanti, ho perduto tanto tempo, ma non sto cercando di riavere indietro ciò che ho perduto, voglio andare oltre, il mio viaggio non è ancora finito.”

Chenzira ha ottenuto l’asilo politico nel 2009, attualmente vive nel Regno Unito dove studia per conseguire una qualifica di assistente sociale. Chenzira ha deciso di raccontare e condividere la sua storia tramite lo Scottish Refugee Council perché possa essere d’aiuto e d’ispirazione per altri rifugiati che, come lei, hanno dovuto lasciarsi tutto alle spalle e scappare.