Badasso: “È dura crescere un neonato in un campo profughi”

Badasso è originario dell’Etiopia, ma ha trascorso molti anni della in un campo profughi in Kenia.

“Sono etiope, ma nel 2003 sono scappato dal mio paese a causa della sua situazione politica. Sono andato in Kenia, in un campo profughi, dove due anni dopo mi ha raggiunto mia moglie che, proprio per il nostro legame, era stata presa di mira e veniva arrestata continuamente. Nel 2008 è nato nostro figlio: era veramente duro crescere un neonato in un campo profughi. Non c’era abbastanza cibo né acqua, non c’era un’adeguata copertura sanitaria, non potevi sentirti al sicuro, ogni notte c’era qualcuno che moriva e spesso c’erano persone che entravano nel campo per attaccarci”.

Nel 2011 una chance di cambiare: grazie al “Gateway Protection Programme”, un programma di ricollocamento e accoglienza che coinvolge 750 rifugiati l’anno, Badasso e la sua famiglia hanno la possibilità di trasferirsi nel Regno Unito e di ricominciare da lì.

“Abbiamo cominciato una nuova vita in Gran Bretagna. Quando siamo arrivati qui ho sentito che era il posto giusto in termini di uguaglianza e di diritti umani. Adesso non devo preoccuparmi del cibo per me e la mia famiglia e posso accedere facilmente ai trattamenti sanitari. Nel campo profughi sei sospeso, non ci sono opportunità per migliorare la tua istruzione mentre qui ho cominciato dal livello base di lingua inglese ed ora studio all’università. La vita adesso è veramente diversa”.

Badasso, che ha deciso di condividere e diffondere la sua storia tramite il British Refugee Council, oggi vive a Sheffield in Inghilterra dove studia per laurearsi in Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale.